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Carlo Levi

Carlo Levi nato a Torino il 29 novembre 1902, trapiantato per confino ad Aliano in Lucania per circa un anno, dal 1935 al 1936, quasi laureato in medicina, collaboratore di qualche rivista antifascista, pittore. Entrò nella cultura lucana quasi per forza , costretto dalla legge sul confino. La descrisse poeticamente nel suo libro Cristo si è fermato a Eboli , scritto tra il 1943 e il 1944. Pubblicata nel 1945, l’opera presentò in maniera esplicita i problemi della questione meridionale.

Levi fu uno speciale spettatore di quella civiltà.
La descrisse, la dipinse in quadri dai personaggi tristi e rassegnati, ma non la fece sua benché abbia tentato di sentirsi uno di quei contadini di Aliano. Entrò in contatto con la superstizione, con la magia, il malocchio e il monachicchio lucani ma non capì veramente l’importanza e la collocazione di quei valori.
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Egli seppe illustrare al mondo letterario e non gli aspetti della condizione umana lucana, la rassegnazione della gente, dei contadini del Sud italiano.

Vide il dramma contadino come una cosa necessaria per lo sviluppo della fantasia dell’uomo, per realizzare la condizione umana lontana dalle contaminazioni della società industriale del Nord. Le pagine del Cristo dove si parla del vecchio ultra ottantenne originario di Pisticci, di professione becchino e mezzo màgaro, intessute di superstizione e di miti resi più forti dalla rievocazione, documentano sufficientemente, la visione di Levi di questo mondo, la cui esclusione dalla storia, è la causa della sua millenaria sofferenza, che il sentimento democratico dell’autore condanna e denuncia. Ancora una volta la letteratura prevale sulla politica e sull’economia.

Ha fatto molto di più il Cristo si è fermato ad Eboli del Levi per la diffusione dei problemi della questione meridionale che tanti libri di saggisti ed economisti, di politici e moralisti. Anche nella pittura Levi vide nel Sud contadino la civiltà contadina radicata alla terra, rassegnata e senza speranza. Levi, formato dalla civiltà industriale, trasferì sulla tela, aderendo al realismo socialista, le sofferenze rassegnate di gente dolente.

Palazzo Lanfranchi a Matera, anche sede della Fondazione Carlo Levi, ospita diverse tele del pittore torinese e il grande pannello Lucania ’61 dipinto da Levi in occasione della mostra Italia ’61 a Torino. E’ un quadro che mostra l’aspetto della Lucania che più impressionò Levi, quello della malaria ripresa nei volti rinsecchiti della folla dei contadini che popola la scena e quello della miseria . Nei pannelli terminali Levi illustra prima la figura di Scotellaro che parla ai contadini, visto come il simbolo della speranza degli anni ’50 tesa al riscatto del sottosviluppo meridionale; in seguito, la scena di gruppo, di una folla, ferma nel suo dolore antico, piange la morte dell’intellettuale poeta, primo sindaco socialista nel dopoguerra di Tricarico. Attraverso le pagine tutte cantate e dipinte del Cristo si è fermato a Eboli e del diario pittorico del confino, viene a formarsi una realtà storica, umana e civile che nessuno aveva mai scoperto, quella di Aliano.

Carlo Levi fotografò, senza dubbio in chiave poetica, la situazione umana ed economica di Aliano, dove la medicina era posta dopo l’attività del màgaro, la cantina del vino sostituiva il circolo o la sezione politica o l’attività culturale, dove la gente viveva in una sola stanza con le bestie, con la gallina sotto il letto ed il maiale, unica vera ricchezza, accanto.

Un ininterrotto racconto pittorico del mondo di Aliano, prende vita anche, dalle 30 opere del confino, dove la storia visiva del Sud e di Aliano si ricompongono in un unico grande mosaico di personaggi e di luoghi.
 
 
         
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